CASTELLO DI CANOSSA E MUSEO NAZIONALE "NABORRE CAMPANINI"
Canossa RE
0522 877104 - 366-8969303
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Web & social

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ORARI DI APERTURA

Dal MARTEDI’ alla DOMENICA dalle ore 10:00 alle 16:00 (orario continuato)

chiuso nei giorni 1 gennaio, 25 dicembre

chiusura biglietteria e ultimo ingresso 45 minuti prima degli orari indicati

 

Le prenotazioni si possono effettuare via mail su Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure telefonicamente al 3668969303.

Ingresso

intero € 4,00

agevolato € 2,00 cittadini europei tra i 18 e i 25 anni

gratuito per tutti i cittadini di età inferiore a 18 anni e ogni prima domenica del mese da Ottobre a Marzo e nei giorni 11 novembre, 13, 14, 15 agosto e dal 26 al 29 dicembre.

sono previste ulteriori agevolazioni per l'ingresso

 

Accessibilità

 

Servizi

 

 

 

CASTELLO DI CANOSSA E MUSEO NAZIONALE "NABORRE CAMPANINI"

 

1

 

Il castello venne fondato probabilmente alla metà del X secolo da Adalberto Atto. Tutt’ora non sappiamo quali strutture esattamente costituissero il complesso da lui realizzato ma è probabile che esso si imperniasse su di una modesta residenza fortificata e su quello che diverrà poi il prospero monastero benedettino di Sant’Apollonio.

 

2

 

La rupe e il castello di Canossa

 

La lettura dei ruderi, delle planimetrie ottocentesche e il confronto con altri castelli coevi consentono di formulare un’ipotesi restitutiva plausibile, riferita ai tempi della Contessa Matilde. La conformazione sottile ed allungata della cresta della rupe ha infatti condizionato notevolmente lo schema costruttivo dell’impianto: esso doveva imperniarsi, presumibilmente, su di un nucleo residenziale difeso collocato in sommità e separato dal centro monastico, posto più in basso, tramite un diaframma difensivo. Si otteneva così una compartimentazione per recinti paralleli, con specifiche funzioni ed accessi indipendenti, che garantivano ad attività diverse di non interferenze. Questa è una caratteristica peculiare, che renderebbe questo castello l’unico di tutto lo scacchiere nel quale coesistessero, già in origine, funzioni difensive, signorili e cultuali. La presenza della chiesa e del monastero hanno certo favorito lo storico incontro del gennaio 1077 tra il papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV.

Di quel primo antico complesso rimane poco: gli imponenti ruderi che oggi si vedono sulla rupe sono per lo più riferibili al tardo medioevo ed ai secoli successivi. Ciò si deve ad una combinazione di fattori, quali il naturale degrado delle strutture dovuto al tempo e all’abbandono, il collasso di parte dei versanti del massiccio roccioso sul quale il castello sorgeva, ma anche ai danni riportati durante almeno due assedi e alle trasformazioni edilizie avvenute attraverso i secoli.

Rimane immutato il fascino della storia, la struggente bellezza delle vedute, la variegata conformazione dei paesaggi circostanti.

 

Le fortificazioni canossane 

Alla metà del X secolo, Atto Adalberto diede avvio a un’abile politica di acquisizioni, permute e conquiste che porterà la pronipote Matilde a governare su di un territorio esteso dal Veronese all’alto Lazio, dal Tirreno all’Adriatico. Atto si impossessa inizialmente della zona appenninica tra i fiumi Enza e Secchia, al cui centro si trovavano i domini di suo padre Sigefredo e, secondo la tradizione, comincia quasi subito ad incastellarli. In base a quanto supponiamo, pare che particolare rilevanza strategica abbia assunto, all’interno di questo sistema, il complesso composto dai castelli di Rossena e Canossa, che vede i due manufatti fortificati funzionare, dal punto di vista difensivo, in stretta simbiosi: Canossa si connota come centro politico e sede del potere, forse nemmeno particolarmente vocata a fungere da perno difensivo dei possessi canossani, mentre Rossena controllava il diverticolo viario proveniente dalla Valle dell’Enza ed è abbastanza vicino da vedersi demandati i principali compiti militari a livello territoriale.

 

 

Museo Nazionale Naborre Campanini

Il museo, che sorge tra le rovine del castello matildico in un fabbricato adiacente alle vecchie mura castellane, è stato inaugurato nel 1893.

Il materiale iniziale è stato riunito da Naborre Campanini, cui è intitolata l’istituzione. Raccoglie testimonianze rinvenute principalmente durante gli scavi effettuati nella seconda metà del XIX secolo da Gaetano Chierici prima e dallo stesso Campanini in seguito. Una parte del materiale proviene dalla chiesa di Sant’Apollonio, parzialmente demolita da una frana nel XIV secolo. Sono esposte documentazioni sulle vicende del castello, frammenti architettonici, capitelli romanici, frammenti epigrafici, materiali lapidei e laterizi, ceramiche e cimeli di memoria matildica.

Il manufatto più significativo è costituito dalla fonte battesimale romanica, conservata nel salone centrale e ricavata da un monolite d’arenaria riccamente ornato da intrecci, raffigurazioni simboliche, fasce ed altri elementi tipici del repertorio scultoreo medievale.